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- DIDATTICA -
 
 

Insegno chitarra da una dozzina d’anni. Gli argomenti su cui mi soffermo di piu’, con gli allievi avanzati, sono generalmente: posizioni di accordi a 3\4 voci e “splittati”, voicing, triadi, sostituzioni di ogni genere, linguaggi musicali (con grande attenzione alla mano dx), tecniche di dita,plettro e mista. Questo per quel che concerne l’accompagnamento. Per quel che riguarda l’aspetto solistico, cerco di curare lo studio dei modi della scala maggiore e della min melodica, delle scale fondamentali, delle “altre scale” (dalla cromatica alla esatonale alle octofoniche, etc), degli arpeggi, dello sviluppo del fraseggio atraverso la costruzione di frasi (preparate o improvvisate) \ linee (quasi sempre preparate)\ patterns. Questo per quel che riguarda l’approccio solistico.

Tuttavia, come del resto tanti altri colleghi, sono profondamente convinto che l’utilizzo dei “metodi” sia semplicemente funzionale e a volte subordinato allo studio vero: quello fatto trascrivendo i dischi. Ma questa è ormai una banalità…

Eppure c’è un piccolo mondo al quale faccio molta attenzione, di cui sono un po’ infatuato, e sul quale ho costruito un metodo infallibile, il mondo della scala pentatonica. Non voglio fare didattica su questo sito, non è questo il suo scopo, ma sull’argomento vorrei spendere alcune parole.


Scala pentatonica.

Ci sono tipologie di chitarristi che hanno almeno 2 cose in comune.

Le tipologie sono: il chitarrista rock ’70 (che ama, per esempio, Jimmi Page), il chitarrista con gusto blues, il chitarrista soul funk (cha una funzione molto ritmica e un raffinato gusto black), il chitarrista pop che ama i suoni eleganti, è pulito e non vuole appesantire il suo fraseggio melodico con sonorità troppo complicate, il chitarrista country, e altri simili…

Le cose che hanno in comune sono:1.un utilizzo esaustivo e quasi esclusivo della scala pentatonica nell’approccio solistico; 2. le ironie di coloro che hanno un approccio piu’ complicato, se vogliamo anche piu’ completo, e utilizzano anche o soprattutto altre sonorità.

Loro, i nemici, sono: i jazzisti piu’ oltranzisti, alcuni chitarristi virtuosi nostalgici degli anni ’80, i musicisti classici, e soprattutto, i piu’ accaniti denigratori, coloro che se potessero ci eliminerebbero tutti, coloro che imbrattano le nostre frequenze con i loro accordi a 600 voci, I TASTIERISTI!!!!

Costoro nella storia hanno saputo fare di tutto: prendere in giro Eric Clapton, svalutare Steve Ray Vaughan, considerare alcuni patterns di Pat Metheny “non jazz”, fraintendere le sonorità di John Scofield, deridere Jim All, bollarci tutti come dei fruitori di una misera scala a 5 suoni. È venuto il momento di rifarci, quindi io al nemico rispondo: ecco un miserrimo 2\5\1 di do maggiore.

Nota piu’, nota meno, queste erano tutte scale pentatoniche. Nemico, te n’eri accorto?????

Tutto questo è un gioco, e mi diverto sempre a scherzare con tanti amici che fanno parte del “nemico”, ma può essere di stimolo ad ampliare i propri orizzonti pur rimanendo affezionati alla nostra tanto cara, comoda e piena di risorse, scala pentatonica….