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Nacqui nel 1973 in una ridente cittadina del profondo nord, a 20 km dalla Svizzera. Per punire mio padre del fatto di avermi fatto nascere così lontano dal sole e dal mare, in un luogo dove ero il più scuro di pelle (pomelli rossi per il freddo malefico delle montagne a parte) e dove le ragazzine erano quasi tutte brutte (cosa per la quale non ti perdonerò mai, padre!!), decisi a 16 anni di pensare di smettere di suonare il mio elegante pianofortino che mi spupazzavo fin da bambino, per imbracciare lo strumento del diavolo: la chitarra elettrica.
Le vittime della mia atroce vendetta, i miei poveri creatori, compresero subito la gravità della cosa, e tentarono invano di dissuadermi. Ma nulla mi poteva fermare, avevo troppi dischi di rock e heavy metal per la testa e il mio fragile cervellino ormai era percorso solo da riff. E i capelli crescevano… A 18 anni, dopo essere stato uno studiosissimo allievo degli unici 2 insegnanti che c’erano in quel luogo congelato ai piedi dei monti e dei quali non capii mai le frasi in dialetto, decisi che la chitarra era tutto per me, e di lì a 2 anni scappai finalmente dal freddo. E dalle ragazze brutte. Convinto di far parte di una band che avrebbe conquistato il mondo, i Nastassia, (brani originali ispirati ai King Krimson di discipline, Wroom e Thrak) di cui ero l’autore, il compositore e l’arrangiatore tirannico, approdai a Milano, dove presi casa. In viale Zara. Mi innamorai subito dell’effetto serra che con la sua calda cappa mi proteggeva dal freddo, mi lasciai da subito coccolare dal suono metropolitano dell’ambulanza, del tram, degli autobus, dei clacson delle macchine in fila proprio sotto la mia finestrella di casa, rimasi colpito dalla meravigliosa scortesia del milanese, perché non era nulla rispetto alla funesta ira esistenziale delle mucche del mio paese (hanno freddo anche loro!!!)… Ma soprattutto scoprii che c’erano loro: gli extracomunitari!! Finalmente non ero più io il più scuro!!!
Mi misi subito in moto: andai a studiare al CPM, poi da Roberto Cecchetto (chitarrista jazz che trovo eccezionale ed illuminante), mollai l’università, mi trovai una cover band con un cantante pittoresco, entrai a far parte dei Nero Fumo, degli Essenza, suonai con gli SPA, tutte band emergenti molto interessanti di questa Milano da suonare, mi misi a dare lezioni a casa, come già facevo quando abitavo in Siberia, più qualche lavoretto qua e là per portare la pagnotta intera sulla tavola….ormai il dado era tratto: a 22 anni ero un chitarrista. Con i capellacci, una steimberger, senza una lira, immaturo, ingenuo, anche un po’ stupido e con 2 genitori disperati, ma potevo pensare tutto il giorno solo a 2 cose: la mia chitarra e cercare di non finire a guadagnarmi da vivere al palo sotto casa vestito da donna. Sarei stato molto più brutto di qualsiasi mia compaesana….
Così iniziò l’avventura. (vedi CV) |